CORRIERE DELLA SERA MILANO
«Pedemontana opera faraonica Fine cantieri, non faccio previsioni»


«Pedemontana opera faraonica Fine cantieri, non faccio previsioni»

Di Pietro: fon ° pubblici necessari, non possiamo lasciare l’autostrada a metà

Ex pm

di Andrea Senesi

«L’opera doveva forse essere pensata diversamente. Se fosse stata meno faraonica, sarebbe stato meglio, ecco. Per esempio le due tangenziali, quelle di Como e Varese, che t’azzeccano con un’autostrada in project financing dove bisogna pagare il pedaggio? Oppure si potevano prevedere in alcuni tratti due corsie di marcia invece di tre…».

Antonio Di Pietro, quando sarà ultimata la Pedemontana?

«Non si possono fare previsioni, perché bisogna che prima si sistemino i tre fattori di rischio che abbiamo individuato. Solo quando ci sara il via libera ufficiale per partire coi lavori del secondo tratto si potrà fissare una scadenza. Da quel momento, a occhio e croce, ci vorranno cinque anni».

Quali sono questo elementi di rischio che hanno bloccato i lavori?

«Primo: il tema dei finanziamenti, che con il fondo di garanzia da 450 milioni di giuro è però, almeno sulla carta, sistemato. Le banche potranno ora finanziarci senza timore di perdere il loro investimento».

Sono soldi pubblici quelli che faranno da garanzia. E dal 2025 se le banche non rientreranno dal prestito saranno risarcite dal fondo della Regione. Le sembra

Antonio Di Pietro (foto),

è presidente di Pedemontana, la società autostradale che fa capo alla Regione Lombardia

L’ex giudice di Mani Pulite è stato

chiamato dal governatore Maroni nel luglio scorso: l’opera è indebitata per milioni di euro e ancora incompiuta

Da cinque mesi Di Pietro non percepisce stipendio

giusto? «Non si può lasciare l’opera

a metà, costerebbe molto di piú in temivi di sanzioni e di soldi da restituire. E poi cosa facciamo? Riconvertiamo i tratti che ci sono in piste di gokart? E sui terreni espropriati, ci realizziamo campi da golf?».

Risolta con fondi pubblici la questione del finanziamento bancario, quali sono gli altri elementi di rischio?

«Ci vogliono soci privati che mettano soldi freschi. Abbiamo fatto due gare e sono andate deserte entrambe, ora ne faremo una terza, sperando che con la risoluzione del problema finanziario qualche investitore si convinca a entrare nel capitale societario. E infine c’è il contenzioso legale con la società costruttrice, l’austriaca Strabag. Un problema di extracosti dove sul punto economico la mediazione è ragionevolmente vicina. Rimangono però da ridefinire alcuni interventi che non possono essere

troppo penalizzanti per il committente pubblico. Il via libera arriverà solo dall’Anac di Cantone».

I volumi di traffico sono sempre così bassi?

«Da quando mi sono insediato sono cresciuti lievemente. Dobbiamo puntare dove è possibile sulla riduzione delle tariffe, chiederemo per esempio di eliminare quello sulla tangenziale di Como. In generale è chiaro però che i volumi di traffico sono stati sovrastimanti almeno del trenta per cento. E questo è un problema rilevante sul fronte degli introiti da pedaggi».

Maroni ha detto è allo studio un piano B per garantirle un compenso per il lavoro che sta svolgendo…

«Devo solo ringraziarlo, ma vorrei toglierlo dall’imbarazzo. Sono un personaggio troppo controverso e quindi qualsiasi soluzione solleverebbe comunque polemiche».

Quindi è pronto alle dimissioni?

«Prima bisogna che i focolai di crisi siano almeno avviati a soluzione. Quando avrò individuato la terapia giusta e incanalato la società verso il risanamento, a quel punto potrò passare la mano ad altri conscio di aver fatto fino in fondo il mio lavoro. Nessuno è comunque insostituibile».

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